
Lui a fait le touché rectal préventif de la prostate.
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il museo del mondoVive in un appartamento al quarto piano di un piccolo edificio grigio.
Fa la spesa al supermercato. Compra qualche formaggio francese e un po’ di affettati. Si veste con gonne-pantalone e giacche con le maniche troppo lunghe. Il marito è professore di chimica quantistica. Va in vacanza in un albergo sulle Dolomiti. Nelle foto ufficiali cerca di sorridere ma non ci riesce. Ha una casa in campagna. Legge Tolstoj e Dostoevskij. Ha la frangetta sempre troppo corta. Da ragazza era timida. Giocava a pallavolo ma non era brava. Ha un dottorato in fisica. Ha cominciato a fare politica dopo la caduta del muro di Berlino. È figlia di un pastore protestante. È lenta. Non parla mai a sproposito. Una volta è scoppiata a piangere in pubblico. È nata dopo la seconda guerra mondiale. Si può anche non essere d’accordo con molte delle scelte politiche di Angela Merkel, ma mettendola a confronto con altri leader europei, è difficile non provare un po’ di invidia per i tedeschi.
(Giovanni De Mauro da Internazionale)
Se la macchina del caffè avesse gambe braccia e favella la metterei di buon grado a sostituire il bofonchioso barista.
La qualità del caffè surclassa di gran lunga la scarsa propensione all’incontro del medesimo, ma questo non è importante. Se il Bar Operosi è ancora aperto da oltre trent’anni una ragione ci sarà… a meritoria conferma dell’inutilità del marketing.
Ultimamente poi l’hanno rifatto tutto in giallo.
Dalla sera in cui mia moglie mi ha lasciato in eredità il solo servizio buono di porcellana, ho perso la cognizione del tempo.
Anche perché la sua assenza si sta ormai prolungando da più di cinque anni ed il servizio non è più così buono, e nemmeno più tanto numeroso.
Ogni tanto un amico mi gira qualche notizia. L’ultima diceva che era stata vista per le vie di Bombay a braccetto di un secondo violino dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma.
Non male per un’impiegata delle poste.
Non mi sono ancora ripreso da quando mi ha tirato i piatti orrendi di sua madre, credeva di aver perso la testa per il barista del circolo Arci di Via Ravecca e aveva bisogno di pensare. Cioè credeva di aver perso la testa per quello lì, come lo chiama mia figlia “il benzinaio”, comunque l’ho lasciata andare, anzi le ho buttato i vestiti giù dalla finestra, in mezzo alla strada in Canneto.
Ci siamo lasciati quattro volte ed ogni volta l’inquilino del quinto piano, il Matto lo chiamavano, urlava nella tromba delle scale:
“Eeeehi la piantateee? Vengo giùùù”
Per un periodo ci tiravamo i vasi in silenzio - piccola pausa di autocritica - ma poi si ricominciava.
Forse l’ultima volta abbiamo esagerato, non dovevo tirar giù la sua roba.
Troppa foga c’ho messo.
Ora mi rimane solo questo condominio: madri, figli, liti e stronzate, valigie e disastri, donne, puttane, e ancora il Matto che urla per le scale.
Dalla strada sale odore di cibo speziato, poi un vago sapore di piscio.
Amo il gruppone operaio e multietnico del panino in Sottoripa .
Continuo a domandarmi perché il portiere continua ad ignorarmi, nemmeno un saluto mattutino. Sarà forse che non faccio parte del customer service?
Il suono regolare del piano di mio cugino era il richiamo, il jingle serale che richiamava a casa il bimbo che giocava in giardino. O meglio in piazzetta. Nella luce di una sera di giugno rientravo per la cena. Mi aspettavano dieci minuti di TV ed il resto sul balcone.
Faccia a faccia con un pino molto alto.
Chiuso lo spaccio del Mulino Vecchio…per far la spesa tocca scollinare.
La recente manifestazione pro-Iran ha confermato come la comunità iraniana genovese partecipi in silenzio. Nessuna presa di posizione, nessuno in strada.
Non si tratta di riservatezza (caratteristica tipica degli iraniani) ma semplicemente d’istinto di conservazione.
La maggior parte degli iraniani a Genova lavora per compagnie di Stato.